Il piccolo treno della Famiglia Navone Calligaris tra ricami e merletti
di Alfio Ciabatti
I caratteristici piccoli treni presenti nella villa La Canigiana hanno una particolare storia che proviene da lontano e si intreccia con le origini della famiglia Navone, antenati della famiglia Calligaris.
Poche sono le fonti limitate a ricordi e foto. Nell’interessante libro di Santina Fortunato “LA DITTA DI MERLETTI E RICAMI FRANCESCO NAVONE” ed Edifir, c’è un breve accenno da cui, analizzando il contesto storico sociale, si possono ipotizzare le motivazioni del legame e la grande attrazione per le ferrovie e che hanno portato alla realizzazione di una ferrovia da giardino.
Per cercare di comprendere la situazione in cui si colloca la realizzazione di questi oggetti, è necessario pensare che tra la metà dell’ottocento fino alla metà del novecento le ferrovie ebbero il loro massimo sviluppo. Le strade ferrate erano il simbolo della modernità, facilitarono gli spostamenti e lo sviluppo commerciale contribuendo alla creazione un nuovo modello sociale. Il periodo peraltro fu contestuale alla nascita e al successo della ditta Navone.
Tutto inizia con Francesco Navone (Torino 1850-Firenze 1937), quando si trasferisce da Torino a Firenze. Figlio unico e orfano ma persona acuta e sagace, fu assunto delle Ferrovie Meridionali, società che gestiva la Rete Adriatica. Avendo messo su famiglia numerosa, si rese conto che il reddito da ferroviere non bastava più. Si trovò così a ricercare nuove fonti di reddito che trovò nella produzione di MERLETTI E RICAMI che per la sua lungimiranza con capacità commerciale e relazionale, faranno la sua fortuna e quella della sua famiglia. Nel periodo a cavallo fra l’800 e il ‘900, infatti, i tessuti ricamati erano particolarmente ricercati nei mercati raffinati e in particolare negli Stati Uniti dove ebbero un grande successo in seguito alla presenza nell’esposizione internazionale di Saint Louis del 1904.
Il figlio Paolo Navone (1882-1966) che insieme al padre gestisce la fiorente attività, non dimentica però l’originario legame del padre con le ferrovie e si appassiona intensamente a quel mondo. Ed è a lui che si deve la realizzazione dei mezzi ferroviari che vediamo ancora oggi.
I suoi viaggi di lavoro, effettuati per lo più in treno, lo portarono conoscere varie ferrovie. Per gli spostamenti su distanze brevi utilizzava, come molti a quei tempi, le piccole tramvie a vapore. Per quelli più lunghi usava i treni che in quegli anni cominciavano ad essere elettrificati.
Il piccolo treno
Ricordi del nipote Franco Calligaris (1927-2025) narrano che Paolo Navone era così tanto attratto dal mondo ferroviario che insieme al nipote si recava nelle stazioni per vedere i treni e soffermarsi con il personale ferroviario per parlare di quello che accadeva restandone affascinato.
Probabilmente in alcuni viaggi a Milano nei primi anni del 1900 Paolo Navone vide funzionante uno dei primi sistemi di elettrificazione in ambito ferroviario, il sistema a terza rotaia sulla linea Milano Varese. Paolo s’innamorò del moderno sistema elettrico a tal punto che volle replicarlo in una sua piccola ferrovia.
Nel giardino della villa di Viale Torricelli a Firenze fu realizzata una linea ferroviaria circolare con un primo piccolo locomotore elettrico e alcuni vagoni aperti. Si suppone che fossero i primi anni del ’900 in quanto in una vecchia foto di famiglia è rappresentata una bambina sul trenino, la nonna della signora Alessandra Calligaris, che poteva avere 4 o 5 anni. (1914/1915)
Un’altra possibile conferma del periodo è in un’altra foto dove sul davanti della piccola motrice è indicato E420 025 il cui Gruppo ricorda il primo locomotore elettrico a terza rotaia della linea Milano Varese “Varesine” in esercizio appunto dai primi anni del 1900.
La piccola motrice di Paolo Navone era dotata del circuito ad aria compressa per l’azionamento del freno. Si guidava dall’esterno stando seduti su uno dei vagoni. La regolazione della velocità era fatta tramite reostato. Sono ancora visibili il voltmetro per la tensione di alimentazione e il manometro della pressione per l’aria dei freni. Il biellismo delle ruote motrici richiamava quello delle già menzionate E420. Rispetto alla foto il rotabile che è pervenuto è leggermente diverso, ma sempre ben identificabile. Del resto Paolo Navone era sempre alla ricerca delle modifiche.
Negli anni successivi fu realizzato un secondo e più potente locomotore con due motori elettrici negli avancorpi. Fabio Calligaris racconta che si sia ispirato al locomotore ‘Coccodrillo’ delle ferrovie della Svizzera e la costruzione sia stata negli anni 1925-1935. La scelta dei carrelli si suppone sia stata per l’inserimento nelle strette curve della ferrovia da giardino. All’interno della cabina è ancora presente l’invertitore di direzione; benché la macchina fosse bidirezionale, veniva utilizzata prevalentemente solo in una direzione, infatti i fanali erano installati solo su una testata. Si guidava stando a sedere all’interno della cabina su una piccola sedia. Era presente anche il tradizionale fischio ad aria. Le regolazioni erano analoghe al locomotore piccolo.
Le due motrici trainavano alcuni vagoni di cui tre aperti e uno chiuso. Il sistema di aggancio era semplice: una barra rigida collegava i vagoni. Sui vagoni potevano montare i ragazzi e ad uno di essi, Fabio Calligaris, si devono alcuni ricordi.
I binari avevano lo scartamento di 28 cm con rotaie da 4 kg/m e traversine per l’armamento tipo Decauville (1) da 55 cm, necessarie per sostenere lateralmente, raso terra, gli isolatori della linea elettrica filare di alimentazione, “la terza rotaia”, su cui scorrevano i pattini per l’alimentazione che era quella di rete, 160 V alternata. Una scelta singolare benché semplice ma alquanto pericolosa per le persone. La piccola ferrovia nel grande giardino della villa in Viale Torricelli era dotata di scambi e gallerie ed era lunga complessivamente circa 1 Km. I rotabili furono fermati quando intorno al 1962 l’energia elettrica di distribuzione cittadina di Firenze passò da 160V a 220V durante la nazionalizzazione dell’ENEL. Per continuare a far funzionare queste macchine sarebbe stato necessario modificare o sostituire i motori, ma Paolo Navone in quegli anni era già anziano e probabilmente non se la sentì di impegnarsi negli adeguamenti.
Furono quindi accantonati e dopo la vendita della villa in Viale Torricelli negli anni ’70 i rotabili furono trasferiti nel giardino della Villa La Canigiana dove sono tutt’ora esposti.
Di fatto la ferrovia Navone è stata una vera e propria ferrovia in miniatura su cui si poteva essere trasportati. Lo scopo era ludico ma con l’intima soddisfazione per essere sopra un proprio, piccolo ma reale treno e condividerlo con le persone vicine. Sentimenti e visione forse unica in Italia in quanto le affascinanti ferrovie da giardino, evoluzione delle piccole ferrovie industriali ma con finalità ricreative o d’intrattenimento, erano originarie del mondo germanico e anglosassone.
Si deve alla famiglia Calligaris che con attenzione e oculatezza nel momento del trasferimento da Viale Torricelli decise di non rottamare questi particolari e unici reperti ferroviari, piccole opere di ingegneria ferroviaria se si pensa agli anni della costruzione, lasciandoli come ricordi della famiglia Navone. Il piccolo treno è stato oggetto di un semplice restauro conservativo a causa dell’inattività all’aperto per vari decenni, ma che permette comunque di far conoscere una particolare grande e sconosciuta passione di una storica famiglia fiorentina.
(1) Le ferrovie Decauville sono particolari piccole ferrovie leggere che ebbero la grande diffusione per il fatto di essere considerate trasportabili. Non erano necessarie importanti infrastrutture ma solo una base sufficientemente livellata. Lo scartamento era in genere 60 cm. Furono largamente diffuse durante la prima guerra mondiale per lo spostamento di materiale e soldati e negli impianti industriali e minerari.